Querelle Palazzo Turrisi Colonna, interviene il dott. Angelo Scordo “evidenti e forti elementi di dubbio sull’autenticità del blasone”

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3 Commenti

  1. Claudio M. ha detto:

    Egregio prof. Angelo Scordo,
    mi presento dicendo che assolutamente non sono uno studioso di araldica, ma avendo avuto a che fare da vicino con i lavori di restauro dello stemma araldico in questione e visto i dubbi che lei ma anche io ho sulla questione, vorrei porle all’attenzione alcuni particolari che ha tralasciato. Non vorrei essere presuntuoso ma visto che lei mette in dubbio la veridicità dello stemma è giusto che venga analizzato nei minimi particolari.
    Sicuramente già lei lo saprà, il palazzo in questione conserva caratteristiche costruttive tipiche del barocco (non voglio dire che la sua erezione risale al seicento), ma lo stemma è stato apposto nell’ottocento. L’assicuro che quello che vede è quello che realmente c’è all’interno del palazzo. Merito va ai restauratori che, a lei sembrerà strano ma, sono riusciti a tirare fuori tutto lo stemma, non soltanto lo scudo, senza comprometterne l’integrità (c’è un’ampia documentazione fotografica che lo testimonia).
    Fatte le dovute ma necessarie premesse entrerei un po’ più a fondo nell’argomento. Giustamente di fronte ad un’eccezionale ritrovamento come quello in questione, al momento unico, capisco le perplessità che possono nascere, ma stabilito che tutto quello che vede è reale, c’è, è inconfutabile, lascerei perdere photosc. e possibili manipolazioni per capire cosa effettivamente rappresenti questo stemma. Non entro in merito ai dubbi sulla corona da lei esposti, non sono uno studioso di araldica ripeto, questo sta a lei chiarirci le idee. Volevo però soffermarmi su alcuni punti che lei non tratta:
    1) Il ristretto di terreno che lei cita, non è stato sostituito con una campagna, ma dovrebbero essere delle onde, presenti nello stemma dei Colonna di Sicilia.(1)
    2) Osservando attentamente i tre cavalieri, si può notare che quello centrale e quello che tiene una spada hanno un pettorale a squame (non so se tecnicamente si dice così), mentre l’altro presenta un pettorale liscio.
    3) Più che ruotare l’immagine con phot., ci si accorge vedendola così com’è che il braccio destro del cavaliere che tiene la scimitarra si tronca all’altezza del gomito. La mano, che probabilmente doveva attaccarsi al braccio destro, ma che come detto questo si tronca essendo privo dell’avambraccio, pare uscire dal centro della corazza e funge da mano sinistra. Quesito, anziché pensare subito che sia un falso o ridipinto, non potrebbe essere un ripensamento dell’autore, all’ultimo minuto? Accorgendosi che facendo impugnare al cavaliere la scimitarra con la mano destra, la punta di questa si sarebbe sovrapposta all’elmo dello stesso. No lei subito pensa ad una svista di chi sa chi.
    4) Lei non ha notato che sotto la figura del cavaliere che tiene la spada vi sia un ramoscello di alloro, simbolo di vittoria, mentre sotto il cavaliere “saraceno” si può vedere una palma, simbolo di martirio. Tutto ciò non potrebbe significare che:
    La figura centrale sia il Gran conte Ruggero. Alla sua destra avendo la stessa armatura vi sia un cavaliere normanno, mentre alla sinistra un saraceno, avendo la scimitarra. Infine l’alloro e la palma non potrebbero rappresentare la vittoria dei normanni sui saraceni, che sconfitti nella loro guerra santa sono allo stesso tempo dei martiri?
    Da uno studioso mi aspetto questo tipo di osservazioni, non delle speculazioni, atte soltanto ad alimentare dubbi inesistenti.
    Dal suo articolo non si evince una sincero studio sullo stemma, ma una certa volontà di delegittimarlo.
    5) Non prende minimamente in considerazione il colore dello stemma. Perché è composto del bicolore bianco-rosso. Non ci potrebbe essere qualche rimando ai Ventimiglia, che a sua volta vantano parentela con gli Altavilla?
    Da lei attendo questo tipo di chiarimenti. Con tutto rispetto e mi scuso a volte per i toni, ma da lei che è uno studioso di araldica vorrei sapere cosa ne pensa.
    Cordiali saluti.

  2. Claudio M. ha detto:

    Ho dimenticato la nota.
    (1) Famiglie nobili di Sicilia. Famiglia Colonna di Sicilia

  3. Salve, sono Giuseppe Grifeo di Partanna, giornalista, appartenente alla storica Famiglia che per circa 900 anni ebbe Partanna come suo Feudo centrale, creatore/titolare del sito http://www.grifeo.it
    Per pura casualità, mi sono accorto solo oggi di questo articolo.
    Nello scritto del professore Scordo leggo che in un precedente servizio di castelbuonolive.com si descrivevano le tre figure sullo stemma con “Il cavaliere centrale raffigura il Gran Conte Ruggero, alla sua destra il nipote Giovanni 1° Grifeo, alla sua sinistra il temutissimo condottiero saraceno Mogat sconfitto in battaglia”.
    La domanda sorge spontanea: cosa c’entrano i tre illustri personaggi che caratterizzano l’inizio in Sicilia della Famiglia Grifeo nell’XI secolo con il retaggio Turrisi? O Turrisi Colonna…
    I tre personaggi compaiono nell’affresco delle origini a Castello Grifeo in quel di Partanna e, in gruppo scutoreo (stessa scena) sul frontale della Cattedrale di Mazara del Vallo voluta dal Vescovo Francesco Maria Grifeo, ispiratore e propulsore a fine XVII secolo della ristrutturazione in chiave barocca della stessa Basilica.
    Anche se lo stemma affrescato di Palazzo Turrisi fosse corretto o creato nel 1800, la domanda rimane comunque. Mi sembra un collegamento storico ardito o meglio, del tutto impossibile, quello fatto con Giovanni I Grifeo, il Gran Conte Ruggero e il condottiero musulmano Mogat… con i Turrisi… Colonna.
    Più verosimilmente è un vezzo artistico che ha voluto collovare tre armature, del resto si sposano bene con il trionfo di armi che contornano lo stemma: non è così inusuale abbondare con decorazioni armate in questa tipologia di “abbellimento”, anche se tre elmi o tre busti in armatura con elmi li ricordo solo in rappresentazioni araldiche germaniche.
    In merito alla rappresentazione dello scudo, nel caso dovesse essere unione delle Armi Turrisi e Colonna-Romano, lo vedo solo come liberissima e fantasiosa interpretazione del pittore-affrescatore, nulla di male se accettata dai committenti. Ma è del tutto fuori da ogni regola ed evidenza araldico-genealogica.
    A parte il fatto che non esiste una famiglia Turrisi Colonna, mai registrata né autorizzata e quindi non ne esiste lo stemma che la rappresenti, ma, nel caso lo fosse stata, avrebbe uno stemma partito come nel caso dell’apparentamento tra Antonio Turrisi e Stefania Grifeo e Statella (il cognome Statella è citato solo perché era di madre Statella, ma non ci fu mai unione dei cognomi Grifeo e Statella né relativo stemma), unione di cognomi stabilita da un dispositivo “savoiardo” del 1902.
    Quindi se, nei fatti, ci fosse stata unione tra Turrisi e Colonna-Romano, lo stemma ufficiale avrebbe assunto la fisionomia del più tardivo stemma Turrisi Grifeo, partito, con la partizione sinistra, quella femminile (bisogna pensare come se si imbracciasse lo scudo) dei Colonna e la parte destra maschile dei Turrisi.
    Una delle fonti subito visibili è il Nobiliario di Sicilia dottor Antonino Mango di Casalgerardo (1912) digitalizzato e online dal sito della Biblioteca centrale della Regione Siciliana http://www.bibliotecacentraleregionesiciliana.it/mango/indicemango.htm
    Non c’è traccia dei Turrisi Colonna, ma ci sono i Turrisi da una parte e i Colonna-Romano dall’altra, nei loro rispettivi paragrafi completi di stemmi e storie in breve.
    L’affresco di Palazzo Turrisi, se intendeva l’unione dei due sposi Turrisi e Colonna, è da intendersi come una scelta in qualche modo artistica senza essere documentazione storica, analitica di una fusione tra famiglie, cosa che mai avvenne.
    Ma, oltre al citato Nobiliario, basta sfogliare le più accreditate pubblicazioni a cominciare dall’Annuario della Nobiltà italiana edito da fine 1800, al Libro d’Oro e alle pubblicazioni remote e/o più attuali presenti nelle grandi biblioteche (che dovrebbero avere copie anche delle già citate pubblicazioni).
    Non occorre affatto essere uno studioso o un cultore di genealogia o di araldica: serve appurare tramite documenti e pubblicazioni pienamente disponibili e autorevoli. Potrebbe essermi sfuggita una pubblicazione? Tutto è possibile, ma mi piacerebbe conoscerla.
    Ma poi, perché il leone dovrebbe significare un legame dei Turrisi con i Grifeo (il cui animale araldico è un Grifone) o con il Gran Conte Ruggero d’Altavilla (famiglia che aveva stemma araldico a tutti noto, privo di leoni: d’azzurro alla banda scaccata di rosso e d’argento)? Forse perché un leone campeggiava nello stemma della Contea di Sicilia?
    Non saprei…
    Oltretutto, i Turrisi ebbero notorietà recente (1803 il primo Barone di Bonvicino), mentre Grifeo e Altavilla lottarono insieme liberando la Sicilia dal dominio musulmano nell’XI secolo. Quindi quale legame se non ai primi del 1900 con l’unione di un ramo dei Grifeo con i Turrisi?
    Nulla posso dire sull’autenticità dell’opera, fattore sul quale non ho alcun motivo di dubitare (e perché mai dovrei?), come non dubito sulle modalità del suo rinvenimento sotto strati di vernice grigiastra. Rappresenta il matrimonio e l’amore tra due augusti personaggi del passato. E questo credo che nessuno possa metterlo in dubbio.
    Bell’edificio, ottima struttura, degna testimonianza di un’epoca e perla nel patrimonio architettonico-storico di Castelbuono.
    A presto!

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