“Sicilia, la cultura è nei guai”

Forse ti piacerebbe leggere...

32 Commenti

  1. Enzo Minà ha detto:

    Ma cerchiamo di finirla!: in periodo di crisi, bisogna necessariamente TAGLIARE su cultura, spettacoli di qualunque genere, ect.
    E’ INDISPENSABILE finanziare solo le attività produttive, attività che possano risultare produttive di REDDITO.
    Il denaro pubblico va INVESTITO e non speso senza ritorno di profitto.
    Che ricchezza economica porterebbe un concertino di trombe e/o una rappresentazione teatrale ?
    Siamo seri !
    Dobbiamo essere, oggi come non mai, una grande FAMIGLIA, e allora vi chiedo: ” se i vostri figli hanno FAME, che fate? comprate loro da mangiare o un bel libro del vostro scrittore preferito? ”
    La cultura può e deve attendere, non muore nessuno senza aggiornamento culturale; esistono i libri e le scuole per chi vuole acculturarsi e a spese proprie.
    Per adesso DEVONO essere altre le priorità.
    Provate a fare un sondaggio aperto a tutti i Siciliani , e chiedete se preferiscano che i “loro” soldi pubblici siano destinati alla cultura, piuttosto che allo sviluppo economico personale e/o del loro comprensorio.

    • Irriverente ha detto:

      Sono perfettamente d’accordo con te!
      io credo che lo spettacolo culturale sia il complemento della vita, ma sicuramente non un bisogno essenziale. Ti arricchisce la giornata ma non ne costituisce le fondamenta.
      A meno che non sia la tua unica fonte di sussistenza: vedasi direttori artistici, attori, registi, vari ed eventuali.

      • fisico ha detto:

        infatti..non è questione di cultura ma di posti di lavoro.giusto per carità, ma tra la guardia medica e il concerto jazz, io taglio il jazz

        • jazzista ha detto:

          la mamma degli ignoranti e’ sempre incinta, purtroppo…….

          • fisico ha detto:

            hai quindici fratelli?
            non si tratta di ignoranza…ma di gestione.

            vedi caro figliolo…io di duke ellington e swing ti posso parlare

            tu di hamiltoniano non credo proprio

    • Quello che è stato scritto è aberrante! Si vuol far passare il solito messaggio che “con la cultura non si mangia”! Utilizzare l’accostamento del buon padre di famiglia che decide se dare da mangiare ai propri figli invece che comprargli un libro è un colpo basso! Soprattutto in un paese in cui invece di spendere i soldi per il cibo si fa la fila per comprarsi un cellulare, magari indebitandosi con un finanziamento! Non credo caro Enzo che siamo ancora ai livelli di non poter acquistare un libro per cibarci! Parliamo invece della gestione dei fondi alla cultura, a come vengono distribuiti! Parliamo a chi fa cultura, teatro, arte, spettacolo senza soldi! Parliamo di queste cose! Di come sia possibile sfamare sia la pancia che l’anima, anche con poco! Di questo si dovrebbe parlare! Ragionare in questi termini è troppo semplice! Far parlare solo la pancia, non in collaborazione con il cervello, si rischia di generare mostri!

    • mimmo ha detto:

      Ecco il classico esempio di mancanza di “Cultura”….Studia, figliolo, studia….

    • mimmo ha detto:

      Tutti Ragionieri, Economisti ed Esperti di mercato e di moneta, ecco il mondo di Minà!

    • scarafaggio ypsigrota ha detto:

      Ma perchè distingui tra attività culturali e attività produttive? Come se non fossero la stessa identica cosa. Come se chiudere una compagnia teatrale creasse meno danno di chiudere un’azienda manifatturiera. Come se nell’ambiente culturale non ci fossero posti di lavoro, indotto, investimenti, esportazione, intercambio, immagine, ecc. Anzi, a differenza delle altre attività produttive, nel fare cultura non ci guadagnano solo gli addetti ai lavori ma tutti gli utenti che ne beneficiano pagando pochissimo o addirittura nulla. Seguendo la logica dell’improduttività della cultura il passo successivo è quello di legittimare il taglio nelle scuole, poi nella ricerca, poi nell’informazione, fino a trovarci veramente col culo per terra.

    • massimo genchi ha detto:

      Invece le spese della politica possiamo anche incrementarle, l’inghiottitoio dei lavori pubblici che ha permesso a molti cosiddetti imprenditori di ingozzarsi come maiali possiamo anche ingigantirlo, per i consulenti degli enti pubblici si potrebbe anche pensare di assumerne addirittura altri. Forse sarebbe il caso di cominciare a pensare che questa società basata sull’economia ed eterodiretta dai poteri finanziari è prossima a scoppiare, come l’occidente intero.
      Lei ritiene che l’infinita quantità di denaro che lo stato negli anni ha regalato alla FIAT, visti anche gli esiti, sia stata una sana politica di investimento? Poi lei cosa intende per tagli alla cultura i tagli ai musei, alle fondazioni, alle scuole, alla ricerca scientifica?
      Quando si consuma un colpo di stato, la prima cosa che fanno i golpisti è quella di arrestare gli intellettuali, uomini di lettere o di scienze che siano. Lei, se è al corrente di ciò, si è mai chiesto perché questo avviene? O lei è così infervorato coi tagli alla cultura proprio perché ha pure paura degli intellettuali e della forza delle idee?
      Infine, chi non è in nessun modo avvezzo a leggere libri non lo fa né in tempo di caviale né in tempo di sarde magre. Gli operai delle fabbriche occupate negli anni ’20 con le scarpe aperte e i pantaloni rattoppati non rinunziavano certo a leggere libri e giornali.
      Oggi, che non si sta certo peggio degli anni ’20, si tratterebbe al massimo di bere una birra in meno e comprare un libro in più. Ma il problema è un altro: i soldi servono per arricchire Fiorito, una persona obiettivamente più vicina a lei che a me

      • Aldo ha detto:

        Caro Prof. Genchi, purtroppo non si è arricchito solo Fiorito, si sono arricchiti tutti a destra e a manca!

      • beduino ha detto:

        nessuno dice di non leggere libri
        di non foraggiare il sottobosco della psudo cosi detta autoreferenziat “cultura” si
        tipo compagnie teatrali con palinsesto di martoglio, improbabili jazz festival etc etc

        sono anche quelli clientes…

        si risparmi l’invettiva contro l’ignavia.
        chi scrive il post sa il risultato di expipi

        • Luca B. ha detto:

          Secondo me il problema del fallimento di molte aziende siciliane ed italiane sta proprio nella mancanza di cultura. Per esempio caro Enzuccio, molti imprenditori non sanno amministrare, assumono manodopera a basso costo ma hanno gli uffici vuoti di menti acculturate (i laureati come te non trovano lavoro). Le uniche aziende che resitono alla crisi sono quelle amministrate bene, e guarda caso, se giri per la Sicilia, vedi uffici amministrativi pieni di giovani laureati e diplomati con tanta cultura imprenditoriale sono nelle aziende sane. Dalle nostre parti, tranne qualche rara eccezione, si vedono aziende gestite da singoli tuttofare che mancano di conoscenze di marketing, di architetti, di economisti, di esperti ecc… Se andiamo a vedere le statistiche i paesi che oggi stanno meglio hanno anche i migliori artisti nel panorama internazionale (pittori, musicisti, registi, attori, ecc…). Tagliare la cultura è il primo passo verso la decadenza economica e sociale. E’ chiaro che i soldi pubblici devono essere distributi meritocraticamente, e questo nella Regione Sicilia fino ad ora non è avvenuto. Io non sono per il taglio, ma per una riforma che assegni i fondi a chi li merita veramente.

    • giuseppe ha detto:

      Il figlio che ha fame io lo porterei a sentire il comizio di Cateno de Luca, presentato da Enzo Mina’…….altro che concertino di trombe!!!!

  2. Enzo Minà ha detto:

    Mi sovviene in mente, un indimenticabile concertone degli Almamegretta, in Piazza Castello, non ricordo se uno o due anni fa.
    In piazza Castello quella sera, c’erano si e no 10 ( o forse meno…) persone,
    Mi chiedo quale ricchezza culturale, sociale, o economica abbia prodotto per la comunità castelbuonese quell’ evento.
    Ricchezza economica si… ma solo per gli organizzatori ( non so chi fossero) dell’evento e per gli Almamegretta.( girava voce, che quel per concerto fossero stati stanziati finanziamenti per migliaia e migliaia di euro) …! ma di cosa stiamo ancora parlando?!!! TUtto cio’ è assurdo, se considerate che per eventi piu importanti , come l’ Ypsigrock , non viene erogato nessun finanziamento ( o scusate se erro).
    Quidni, per concludere:
    1) oggi come oggi , con la crisi ec. , prior ità alle attivita produttive, particolarmente le piccole imprese.
    2) se proprio si vuole “Investire” nella cultura, allora almeno che fianziassero eventi piu suggestivi e interessanti per la collettività, e non per solo per gli organiz….

  3. Gioacchino Cannizzaro ha detto:

    Nei paesi dove si affronta la crisi seriamente, e si pensa allo sviluppo per i prossimi anni e per le prossime generazioni, si investe nella cultura; ma qua siamo in Italia, e i soldi vengono più “economicamente” dirottati alle banche, alle cosiddette grandi opere,ai costruttori di cacciabombardieri, ai furbetti di tutti i quartierini, e ai parassiti della politica, persone che nella loro vita non avranno letto che uno o due libri (compreso l’elenco telefonico), e che infatti in Italia spadroneggiano e si arricchiscono. Certo, potrebbero farlo più agevolmente se il popolo fosse ancora più ignorante …

    • anonimo ha detto:

      la crisi…questa sconosciuta.
      castelbuono vive di soldi pubblici. industrie non ce ne sono, ergo non possono chiudere.
      crisi finora non se ne è vista, solo ora che si devono tagliare le spese dello stato, arriva.
      ma purtroppo non può continuare all’infinito, la spesa fatta a debito.
      mi piacerebbe capire cosa intendiate per CULTURA e per SVILUPPO.
      perchè il sogno industriale del sud, anni ’60, è FINITO anzi non è mai partito.

      • anonimo2 ha detto:

        Ci fai capire cosa vuoi dire? Che ci azzecca il sogno industriale del sud, anni 60,con il voler capire cosa si intende per cultura e sviluppo?

      • Gioacchino Cannizzaro ha detto:

        se lei si firma, le rispondo

        • Gioacchino Cannizzaro ha detto:

          mi riferivo al commento di anonimo. scusate.

        • anonimo ha detto:

          non vedo che problemi abbia lei a rispondere sul MERITO DELL’ARGOMENTO.SUL CONTENUTO…non ci sono persone DIRETTAMENTE coinvolte o NOMINATE.

          o anche lei ha il codice etico?questo blog è stato concepito con la possibilità di restare anonimi, nella consapevolezza che la redazione intervenga per insulti, turpiloquio o diffamazione (di cui rischierebbe di rispondere penalmente)

          Nel caso in oggetto, e peraltro in generale, non mi pare si ravvisi alcuna delle precedenti categorie

          se poi non ha argomenti e si ripara dietro la presunta apposizione di un nome ed un cognome che potrebbero essere Giacomo Leopardi come ugo foscolo è un’altra storia

          perchè altrimenti ci vuole la firma digitale…in aderenza al CAD

          e si liberi delle scorie di marxismo maoista degno dei processi ai dissidenti della rivoluzione culturale.è un blog … e si parla del contenuto

          • Gioacchino Cannizzaro ha detto:

            egregio signore, mi spiace deluderla, ma non sono mai stato maoista, e neanche tanto marxista. Non so lei invece cosa sia (anche se non è difficile immaginarlo), visto che non ha il coraggio di sottoscriversi.
            Le ricordo che è stato lei a rispondere ad un mio commento, mentre io con gli incasppucciati non ci parlo, è un mio limite.
            Mi sono limitato a commentare un articolo postato sul sito e a dire la mia sul commento di Enzo Minà, di cui non condivido una parola, ma che apprezzo perchè esprime le sue idee liberamente, mettendoci la faccia.
            Per me il discorso è chiuso; se vuole che risponda nel merito, si firmi.

    • anonimo ha detto:

      a proposito, per tutti i paladini della CULTURA ve lo ricordate quel pianoforte a coda, costo circa 40milioni di lire, per le stagioni concertistiche estive?
      a mio avviso sono soldi pubblici spesi male
      preferivo meno tarsu

      • massimo genchi ha detto:

        Infatti il problema è distinguere la cultura seria, che si può fare anche con pochi soldi (anche se non necessariamente), da manifestazioni che di culturale non hanno niente e spesso sono organizzate ad arte per creare un turbinio di soldi che vanno a rimpinzare persone fisiche ben precise, senza distinzione di colore politico.
        L’idea del pianoforte non mi piacque già nel ’94 perché capivo che sarebbe stato utilizzato una tantum. Il problema, quindi, è spendere bene i soldi e ricavarne un ritorno durevole. Non tutti i soldi spesi per cultura o per pseudocultura sono soldi spesi bene.
        Quelli del jazz festival, per es., non sono (stati) soldi spesi bene.

        • Indaco ha detto:

          Caro amico “Tu dietro al vetro di un bar impersonale,
          seduto a un tavolo da poeta francese,
          con la tua solita faccia aperta ai dubbi
          e un po’ di rosso routine dentro al bicchiere:
          pensai di entrare per stare assieme a bere
          e a chiaccherare di nubi…”

        • Pinuzzi ha detto:

          Addirittura…abbiamo un portatore di verità assolute…illuminaci quali sono i soldi spesi bene?

          …e le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè e le mani disegnavano sogni e certezze, ma io sapevo come ti sentivi schiacciato fra lei e quell’ altra che non sapevi lasciare, tra i tuoi due figli e l’ una e l’ altra morale come sembravi inchiodato…

          • massimo genchi ha detto:

            Forse lei dovrebbe rivedere la differenza fra opinione e verità assoluta. Io non sono l’ENEL e non sono quindi tenuto a illuminare però le posso dire che il contributo erogato a favore dell’associazione Glenn Gould, che organizza l’Yspigrock, mi sembrano soldi spesi assai bene, a differenza di quelli che si spendono per vedere sempre le stesse facce sul palco.
            Infine, volevo complimentarmi per le ultime quattro righe del suo commento. Rispetto alle prime due, scritte non proprio con le mani, sembrano quasi opera di un’altra persona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.