Sono in cinquantamila e costano più di un miliardo. Ecco l’esercito dei “regionali”

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3 Commenti

  1. Mario Cicero ha detto:

    Dopo l’ Unione Sovietica che e’ scomparsa, il “socialismo reale” si e’ realizzato in Sicilia, infatti, una classe politica ” lungimirante” ha ritenuto mettere sotto controllo un popolo e una Regione la Sicilia, assumendo migliaia di dipendenti direttamente o con società controllate, creando strutture, società, che direttamente controllate dalla Regione, hanno favorito solo assunzioni clientelari e consenso elettorale. Ma la cosa strana e’ che mentre gridiamo allo scandalo,queste cose continuano, anche con questo Governo regionale, infatti, qualcuno ci spieghi dove la “rivoluzione”. Forse nel fatto che levati tu che faccio io? In Sicilia o la politica ha il coraggio di fissare le regole chiare, favorendo l’iniziativa privata, o continuerà inesorabilmente il declino di un popolo, che e’ al centro del Mediterraneo può avere tante potenzialità e opportunità (vedi area libero scambio) di cui nessuno più ne parla. Spero che qualche forza politica si faccia carico di questo stato di cose e agisca con una politica di reale cambiamento,questo popolo, questa terra,non e’ colpita dal fato, vuole solo politici e dirigenti onesti, eticamente e moralmente corretti, non siamo secondi a nessuno, per fantasia e intraprendenza.

  2. Antonio2 ha detto:

    Questo è anche il “frutto” della tanto esaltata autonomia siciliana messa in mano a dei… Lasciamo perdere va!

  3. Sandro Morici ha detto:

    L’analisi fatta da Mario Cicero, totalmente condivisibile, è ovviamente sintetica. Sarebbe necessario approfondire il fenomeno: quante assunzioni clientelari, dirette e indirette, dal 1946 ad oggi? Sono passati 67 anni! Almeno 2 generazioni! Non so se già esiste qualche libro che documenti nei dettagli l’escalation del processo: in tal senso farei un appello a qualche giornalista della levatura di Sergio Rizzo o G. Antonio Stella (autori de “La casta”-Rizzoli ed. e vari altri volumi) a farne pubblica denuncia. Avremmo finalmente dei dati documentati sulle malefatte di certe classi politiche. D’altronde non c’è da meravigliarsi in questa fantasiosa terra di Sicilia: ricorderei che da antica memoria, entrando nella stanza di un dipendente regionale, per giustificare la sua perenne assenza dal posto di lavoro, non si indicava la sua sedia ma un angolo in fondo a destra, dicendo: “U cappieddru c’è….”

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