Acqua sporca, memoria corta e scuse lunghe: il Cicero del 2017 processa quello del 2026

Non volevamo tornare sull’argomento. Non volevamo farlo proprio per evitare la solita accusa: polemizzare, strumentalizzare, usare ogni problema per attaccare l’Amministrazione. In questi giorni questa obiezione è stata ripetuta più volte e il sindaco Mario Cicero l’ha rilanciata nel suo lungo intervento pubblicato su Facebook.
Avremmo potuto fermarci qui. Registrare le scuse, prendere atto delle spiegazioni e aspettare il prossimo Consiglio comunale, dove il sindaco ha annunciato di voler ricostruire vent’anni di gestione del servizio idrico.
Ma questa volta ci è sembrato un dovere intervenire.
Non tanto per l’acqua torbida in sé, problema purtroppo già visto più volte, quanto per ciò che il sindaco ha scritto nel tentativo di spiegare l’accaduto. Perché dentro quel lungo racconto — le piogge, la Jeep, il sopralluogo alle sorgenti, Piano Battaglia, la laurea a Cefalù, il dipendente richiamato nel giorno di riposo, il cittadino che si rende disponibile, i serbatoi e il potabilizzatore — c’è un passaggio che vale più di tutto il resto.
Cicero scrive: «Purtroppo, il torbidimetro, il dispositivo che avrebbe dovuto bloccare automaticamente l’ingresso dell’acqua al superamento della soglia di torbidità consentita, non ha funzionato».
Ed è proprio qui che finisce la polemica e cominciano le domande.
Perché il torbidimetro non ha funzionato? Era guasto? Da quanto tempo? Quando era stato controllato l’ultima volta? Esiste una manutenzione periodica? Il malfunzionamento poteva essere rilevato prima? C’era un sistema alternativo di allarme o di blocco?
Non sono domande costruite dall’opposizione. Nascono dal racconto del sindaco stesso.
E c’è un altro punto che merita attenzione. Cicero scrive che Mazzola era in ferie e che, durante quella settimana, era lui stesso a occuparsi del monitoraggio degli impianti. Poi racconta di essersi recato a Cefalù per una laurea e aggiunge: «Non essendo in paese, non ho potuto monitorare direttamente l’evoluzione delle condizioni meteorologiche».
Niente di scandaloso nell’andare a una laurea. Ma se il monitoraggio dipendeva personalmente dal sindaco, la domanda è inevitabile: quando lui non era disponibile, chi garantiva quel presidio? Può davvero un servizio essenziale dipendere dalla presenza fisica del sindaco, dalla disponibilità di un cittadino e dal rientro di un dipendente nel giorno di riposo?
Anche questa non è una ricostruzione della Costituente. È ciò che emerge dalle parole di Cicero.
Ed è proprio leggendo quelle parole che torna inevitabilmente alla mente un altro Mario Cicero. Quello del 2017.
Allora, davanti all’emergenza dell’acqua non potabile durante l’amministrazione Tumminello, Cicero non sembrava particolarmente interessato alla complessità della gestione di un servizio idrico, agli imprevisti, alle condizioni meteorologiche o alla necessità di evitare strumentalizzazioni.
Scriveva: «Tutto ciò non avviene per caso, non è il fato che si abbatte su Castelbuono, ma la non amministrazione della giunta Tumminello».
E quando un cittadino gli chiedeva: «Ma nel caso in questione si possono escludere delle gravi responsabilità?», Cicero rispondeva semplicemente: «No».
Una risposta secca, senza attenuanti.
È questo il punto politico che oggi non può essere evitato.
Nel 2017, quando amministravano gli altri, il problema dell’acqua chiamava direttamente in causa la capacità della Giunta. Oggi, dopo oltre nove anni di amministrazione Cicero, scopriamo invece gli imprevisti, le variabili climatiche, i guasti tecnici, la necessità di distinguere le critiche dalle strumentalizzazioni e l’obbligo morale dell’opposizione di accompagnare ogni contestazione con proposte.
Tutte considerazioni legittime. Ma sarebbe stato utile riconoscerle anche allora.
La memoria, soprattutto in politica, dovrebbe funzionare meglio di un torbidimetro.
L’archivio di CastelbuonoLive dimostra inoltre che non stiamo parlando di un episodio isolato. Sarebbe scorretto sostenere che durante l’amministrazione Tumminello l’acqua sporca sia comparsa una sola volta: il 22 febbraio 2015 veniva già denunciato il ritorno dell’acqua sporca dopo le piogge, richiamando anche un precedente episodio del febbraio 2014:
Il 2 febbraio 2017 fu poi documentata un’emergenza microbiologica, con un’ordinanza che vietava l’utilizzo dell’acqua della rete pubblica per fini potabili:
Proprio per questo Cicero conosceva perfettamente il problema quando tornò alla guida del Comune. Lo denunciava, chiedeva controlli, manutenzione e responsabilità.
Dal 2017 sono trascorsi oltre nove anni.
Eppure il problema è tornato più volte.
Il 9 gennaio 2018 Cicero rivendicava la qualità dell’acqua con una frase rimasta celebre: «Testardamente affermiamo di avere l’acqua più buona al mondo».
Il 7 febbraio 2019 CastelbuonoLive documentava acqua marrone intenso nella rete comunale e il sindaco invitava i cittadini a utilizzare le riserve e, in caso di necessità, l’acqua della rete soltanto per fini sanitari e non alimentari.
Pochi giorni dopo veniva contestata anche la tempestività dell’informazione:
Nel 2021 arrivarono nuove scuse per l’acqua torbida. In quella circostanza Cicero scrisse che «la responsabilità ricade sugli uffici preposti alla gestione di questo servizio».
Ed è difficile non notare la differenza. Nel 2017 la responsabilità era della Giunta Tumminello. Nel 2021, con Cicero sindaco, diventava degli uffici. Oggi entra in scena il torbidimetro che non ha funzionato.
Cambiano le spiegazioni. Il problema ritorna.
Nel novembre 2021 la Costituente denunciava nuovamente acqua e terra dai rubinetti e serbatoi domestici pieni di fango:
Nel dicembre dello stesso anno una lettera di un cittadino segnalava torbidità protratta per settimane:
Il 18 novembre 2024 una nuova nota comunale accompagnava ancora le proteste per il fango nell’acqua e riconosceva che l’intervento sulla sorgente Canna non aveva risolto completamente il problema:
Nel gennaio 2025 il copione si ripeteva, insieme alle lamentele dei cittadini per la tardiva comunicazione:
Nel febbraio 2026 CastelbuonoLive documentava ancora acqua marrone scuro dai rubinetti:
Temporanea nel singolo episodio. Ricorrente negli anni.
A marzo il Comune comunicava il rientro dei parametri chimici e microbiologici e revocava l’ordinanza precauzionale:
A giugno la Costituente tornava a chiedere chiarimenti con un’interrogazione:
Nella replica di luglio Cicero sosteneva che gli interventi fossero stati tempestivi e contestava l’allarme provocato, a suo giudizio, dalla diffusione dell’interrogazione:
Ed è qui che il corto circuito politico diventa evidente. Quando Cicero era all’opposizione, denunciare pubblicamente, interrogare e chiedere responsabilità significava vigilare sull’amministrazione. Quando lo fanno gli altri, il rischio diventa la strumentalizzazione.
Nel suo nuovo intervento il sindaco ringrazia anche il «paese reale di Castelbuono» per la comprensione dimostrata.
L’espressione merita qualche riflessione. Perché il paese reale non è soltanto quello che telefona al sindaco per esprimere solidarietà. È reale anche il cittadino che apre il rubinetto e trova acqua torbida. È reale chi pubblica una fotografia. È reale chi chiede se panifici, ristoranti, bar e mensa abbiano potuto lavorare in sicurezza. È reale chi protesta.
Una comunità non può essere divisa tra chi comprende l’Amministrazione e chi, criticandola, finisce quasi per essere percepito come estraneo al “paese reale”.
Il sindaco accusa poi la Costituente di privilegiare la critica rispetto alle proposte e scrive che «la critica dovrebbe essere accompagnata da proposte, idee e prospettive».
È un principio condivisibile. Ma non può diventare una condizione per esercitare il diritto di controllo sull’Amministrazione. Un cittadino o un gruppo di opposizione non deve presentare il progetto esecutivo di un nuovo acquedotto per poter chiedere perché dal rubinetto esce acqua torbida.
E soprattutto Cicero stesso, nel 2017, non accompagnava ogni sua critica con un piano tecnico alternativo. Chiamava le cose con il nome che riteneva giusto: «non amministrazione».
Nel lungo post trova spazio anche un richiamo al presidente della Consulta Giovanile, dottor Lo Bianco, al quale Cicero rimprovera di non essersi informato abbastanza e di aver espresso giudizi sull’onda emotiva.
Anche qui la questione è semplice. Il presidente della Consulta può sbagliare, come chiunque altro, e il sindaco ha tutto il diritto di contestarne le affermazioni. Ma una Consulta Giovanile non è una propaggine della Giunta. Essere inseriti nell’organizzazione comunale non significa dover condividere la lettura dell’Amministrazione.
Cicero difende inoltre la capogruppo Sapuppo, spiegando che il riferimento a episodi verificatisi altrove serviva soltanto a ricordare come gli imprevisti possano accadere anche in presenza di una gestione attenta.
È possibile. Ma nel 2017 Cicero aveva già formulato il principio opposto: «Non è il fato».
Ed è proprio questa frase a chiudere il cerchio.
Nessuno nega l’impegno dei dipendenti, né il fatto che domenica alcuni abbiano lavorato fino a tarda sera. Nessuno sostiene che il sindaco volesse creare il problema. Le scuse sono apprezzabili e l’impegno personale può essere riconosciuto.
Ma la responsabilità politica è un’altra cosa.
Un servizio pubblico si giudica sulla prevenzione, sull’organizzazione, sui controlli, sulla manutenzione e sulla capacità di evitare che la stessa criticità si ripeta. È possibile impegnarsi molto e non aver ancora risolto un problema. Dopo oltre nove anni, però, è legittimo chiedere perché.
Per questo non volevamo scrivere, ma questa volta ci è sembrato necessario farlo.
Non per aggiungere una polemica all’acqua torbida, ma perché il sindaco stesso, con la sua ricostruzione, ha posto domande alle quali è giusto dare una risposta.
Perché il torbidimetro non ha funzionato? Quando era stato controllato? Quale sistema di sicurezza alternativo era previsto? Chi garantiva il monitoraggio degli impianti in assenza del sindaco? Quali interventi strutturali impediranno che al prossimo temporale si riparta da capo con serbatoi da isolare, avvisi e scuse?
Sono domande. Non denigrazione. Non strumentalizzazione.
E per capire se siano legittime basta tornare ancora una volta a quella domanda rivolta a Mario Cicero nel 2017: «Ma nel caso in questione si possono escludere delle gravi responsabilità?».
Allora rispose: «No».
Forse, prima del prossimo lungo post, bisognerebbe ripartire proprio da lì.

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